Dietro l’ultimo stato offshore e libertario c’è il nipote di Milton Friedman
Il nonno condividerebbe pure l’afflato libertario, ma ora si starà comunque rivoltando nella tomba. Patri Friedman, 35 anni, è il nipote del fondatore della scuola americana del monetarismo, Milton (nonché premio Nobel per l’Economia proprio nel 1976, quando nasceva il nipote) e ha in testa un’idea meravigliosa, anche se realisticamente discutibile: creare al largo della costa californiana uno stato offshore, nel senso letterale del termine, che metta fine una volta per tutte allo strapotere del governo, al divieto di portare armi, all’intervento pubblico in economia, a qualsiasi forma di welfare.
4 AGO 20

Friedman Jr. è direttore esecutivo del Seasteading Institute, l’organizzazione che progetta il nuovo corso marino dell’umanità, e in questa avventura è stato aiutato da uno dei nomi più importanti della new-new economy californiana, quel Peter Thiel che ha fondato il sistema di pagamenti PayPal, che ha investito mezzo milione di dollari in Facebook nel 2008 ritrovandosi oggi miliardario. Thiel, che insieme a Friedman ha fondato anche la rivista libertaria Stanford Review, ha investito nel progetto marino cinquecentomila dollari e come Friedman, è un fan di “Atlas Shrugged”, il celebre romanzo di Ayn Rand in cui un gruppo di cittadini americani che dovevano alla loro genialità creativa le proprie immense ricchezze, si rifugiavano in un canyon, stufi di finanziare con le loro tasse il resto del paese afflitto da statalismo e parassitismo e mediocrità. Invece che in un canyon però Patri Friedman immagina la nuova frontiera americana in acqua, per l’esattezza a duecento miglia da San Francisco, il limite imposto dalla Convenzione del mare di Montego Bay per essere in acque internazionali. Friedman immagina una serie di comunità che si sviluppino su piattaforme del tipo petrolifero, libere di aggregarsi e sciogliersi (è allo studio anche un prototipo a motore, dalla stazza di 12 mila tonnellate, capace di ospitare 270 residenti).
Il “varo” è previsto già per quest’anno, e “il primo passo sarà il riconoscimento diplomatico da parte delle Nazioni Unite”, dice l’inventore del progetto. L’idea è di creare una vero stato libertario, la forma sarà tutta da sperimentare. Friedman – che è molte cose: laureato in Filosofia, dice di sé di essere anche un matematico, un economista, un campione internazionale di poker online, e ha un passato come programmatore a Google – ha un approccio tecnologico alla politica: “Ogni società che nascerà sull’acqua troverà delle forme di governo copiando e incollando quelle che la circondano. A Google ho imparato che tutto può crescere molto velocemente”. Un altro modello di riferimento è Apple: “Mi immagino uno stato-Appletopia, cioè un’azienda che sia il più desiderabile possibile, dove tutti vogliano venire a vivere”. Poi, se non piace, ognuno se ne può andare, “come con un abbonamento a un gestore telefonico”. Di certo, l’impostazione sarà super libertaria: “Non trovo alcuna utilità nei gruppi”, dice sul suo sito.
“Lo stato è moralmente illegittimo. L’anarcocapitalismo è una delle migliori proposte per implementare le libertà individuali e non arrivare alla deriva statalista come hanno fatto gli Stati Uniti”. Su questo nonno Friedman forse sarebbe stato meno estremista: lui si limitava a teorizzare lo stato minimo e a deprecare il keynesismo come portatore di inflazione e instabilità. Il premio Nobel sarebbe anche scettico sulla fattibilità del progetto del nipote. Non è la prima volta infatti che qualche ambizioso libertario tenta un esperimento simile: negli anni Sessanta per esempio l’imprenditore dei cosmetici Werner Stiefel spese miliardi per creare Operation Atlantis, una piattaforma al largo di Haiti che avrebbe dovuto essere il regno del più libero mercato possibile, ma il presidente haitiano François Duvalier la fece immediatamente bombardare, e il progetto venne messo nel cassetto.